Filosofia

La storia:

Steve McQueen sul set de 'La Grande Fuga'

Bob Dylan, Elvis, Marlon Brando Steve McQueen furono proprio loro che negli anni '50 e '60 scelsero come la Triumph come loro feticcio e quel genere di moto divenne immediatamente uno status symbol.

Simbolo di uno stile di vita libero e anticonformista incoronata nel 1963 con l'uscita del film 'La Grande Fuga' (The Great Escape) di Jhon Sturgess dove un gruppo di prigionieri di guerra britannici e statunitensi organizza un roccambolesco piano per fuggire da un lager nazista e proprio a bordo di una Triumph 650 del '61, camuffata da BMW della Werhmacht, McQueen galoppa per le campagne della Baviera inseguito dai nazisti.

E proprio lì, in una delle scene più toccante del film, Steve McQueen effettua il suo salto, passato alla storia, cade in mezzo al filo spinato ma prima di arrendersi accarezza il serbatoio della sua moto, che non è più solo un mezzo ma la sua compagna di avventure che l'ha sostenuto fino all'ultimo verso la salvezza.

Da qui nasce l'amore di Steve McQueen e di tanti altri suoi colleghi per questo tipo di moto tanto che pare che durante una pausa nelle riprese del film andasse con Charles Bronson e James Corbun in moto in libera uscita verso la città più vicina. La Polizia tedesca, che aveva sistemato un posto di blocco li fermò tutti per eccesso di velocità e redarguì in particolare McQueen apostrofandolo come vincitore del premio dell'eccesso di velocità. Insomma in quel momento la moto non era solo per lavoro ma era già diventata una vera e propria protagonista del suo stile di vita.

E da lì è diventata ed è stata per anni la moto più desiderata d'Europa rappresentando per l'Italia e per il mondo una vera icona, elegante, divertente e aggressiva allo stesso tempo.

L'Italia fu protagonista di quel periodo con Ducati, Moto Guzzi, Laverda, Moto Morini, MV Augusta e Gilera che si imposero non solo sul mercato italiano ma anche su quello internazionale.

Lo stile:

I giovani di oggi, alla parola scrambler associano Ducati e Triumph mentre chi ha vissuto i mitici anni '60 ricorderanno benissimo i nomi sopracitati. Fu il monocilindrico per eccellenza  che rappresentò la visione americana in Italia di quell'epoca.

Un modello tanto bello quanto odiato dagli stinchi dei meno esperti. Serie denominata a Carter larghi per la dimensione maggiorata del basamento, che andò a migliorare tutto il funzionamento del motore. Ma la vera novità fu a livello estetico: lì nacque il serbatoio a goccia con le verniciature giallo o arancione, mixati con il cromo e il nerodella riga centrale che percorreva tutta la lunghezza della moto andando a scivolare fino alle estremità di entrambi i parafanghi.

Il manubrio venne riprogettato più ampio, la moto risultava molto più elegante con le linee arrotondate classiche e moderne insieme a colori vivaci a far da contrasto con la ciclistica nera. Il motore è divertente e si viaggia bene su fondi sconnessi.

Moto ideale per chi non vuole passare inosservato ma soprattutto vuole cavalcare ancora oggi un pezzo di storia fatta di ideali come la liberà e la voglia di fuggire.